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IL PANATHLON BRA PER LO SPORT AFRICANO


Come sapete il nostro Club ha offerto un contributo, attraverso l’hockeista braidese Valentina Quaranta che si trova ad operare come psicologa in una organizzazione umanitaria in Africa, per consentire l’allestimento della nazionale femminile ugandese, che ha così potuto partecipare nelle scorse settimane alla Coppa d’Africa svoltasi a Nairobi in Kenia. Di seguito si pubblica per intero il resoconto di questa fantastica esperienza ricevuto dalla stessa protagonista...

 


Cara Gina e tutti i membri del Panathlon Club di Bra,

vi mando una foto con un piccolo segno di ringraziamento per il sostegno che ci avete dato nella nostra sfida alla partecipazione all' Africa Cup of Nations qui a Nairobi. Grazie al vostro e ad altri contributi di amici e amanti dell'hockey e dello sport, siamo riusciti a venire qui e giocare con nazioni nettamente più forti ed esperte di noi. Il nostro viaggio è iniziato poco più di 5 mesi fa, siamo partite totalmente da zero, con poche giocatrici, senza un soldo, senza materiale, snza un campo appropriato. Piano piano le ragazze sono arrivate al campo ad allenarsi, lasciando le loro responsabilità di mogli e madri, litigando con i loro mariti per poter venire al campo, alzandosi tutte le mattine alle 4 per pter essere alle 6 al campo. Molte di loro hanno dovuto spedire i loro bambini dai genitori, anche molto lontano dalla capitale, per potersi allenare tutti i giorni. Alcune di loro sono 5 mesi che non vedono i loro bambini. Non sono atlete come le ragazze del sud africa o del kenya, alcune di loro hanno anche qualche kilo e anno di troppo ma ce l'hanno messa tutta. All'inizio non è stato facile guadagnare la loro fiducia, la diffidenza di doversi allenare per poi magari non poter andare a giocare a Nairobi per la mancanza di soldi, è stata difficile da combattere. Il colore della pelle e la lingua diversa hanno poi complicato un pò il tutto, rendendolo più stimolante la sfida. Insomma, sono stati mesi intensi e impegnativi, di sveglia tutti i giorni all'alba, di ore passate a inventarsi gli esercizi e gli allenamenti, di giri infiniti per Dar es Salaam alla ricerca di sponsor, di notti passate su internet a mandare mail etc..

Però, alla fine ce l'abbiamo fatta e a Nairobi ci siamo venuti, due volte addirittura (pure l'attentato ci si è messo di mezzo). Il torneo è andato come era prevedibile, le abbiamo prese di santa ragione, però poco importa, le ragazze hanno visto come si gioca a livello internazionale e lo hanno sperimentato su loro stesse.Ma il messaggio che spero e anzi son convinta che sia passato, è che bisogna provarci a realizzare quello che si intende realizzare, anche se sembra un sogno, sennò rimarrà sempre tale.

Ora, però la vera sfida è quella di fare in modo che l'hockey si diffonda in Tanzania, che si inizi a giocare hockey nelle scuole, che i giovani si avvicinino a questo sport, che si riesca a far arrivare un campo in erba sintetica appropriato, che si riesca a fare andare avanti la squadra femminile e che altre ne nascano.

Noi qui non si molla, già abbiamo il prossimo obiettivo che è la partecipazione all'Africa Championship Club, una sorta di Champions League del calcio, dove tutti i club femminili e maschili dell'Africa intera si scontreranno a Kampala, in Uganda. Il primo passo è fondare un club di hockey femminile, il primo della storia, a Dar es Salaam, e partecipare al campionato africano. Li potrò giocare anche io!

Per fare tutto questo, abbiamo bisogno di supporto. La federazione internazionale e la federazione africana sono pronte ad aiutarci con il materiale, ma è ovvio che servono anche soldi per pagare trasferte, trasporto alle giocatrici per venire al campo etc...

L'aiuto che abbiamo ricevuto finora da tutti gli amici sia in Italia che in Europa che qui in Tanzania, ci ha permesso di aprire una porta, che adesso bisogna attraversare, perchè dall'altra parte ci possono essere risultati grandiosi.

Per questo, il nostro progetto non finisce qui, ma vogliamo continuare, e continueremo a "rompere" per chiedere supporto e aiuto, perchè è così che si inizia e si portano avanti i sogni. Osando.